Content Hungry

Quanto abbiamo “fame” di contenuti?

Ormai, anche senza avere dati statistici alla mano, basta confrontarsi con gli amici ad una cena, ascoltare distrattamente una conversazione in treno o semplicemente pensare alle proprie abitudini quotidiane per accorgersi di questo fatto: abbiamo una fame spasmodica di contenuti, e soprattutto di contenuti di valore. Questo fenomeno è stato chiamato “Content Hungry”.

E i dati riportati da Hootsuite negli ultimi mesi non fanno che confermarcelo: ogni giorno navigano su Internet più di 4 miliardi di persone, ovvero metà della popolazione mondiale (che ha appena raggiunto gli 8 miliardi). Le visualizzazioni sono spalmate soprattutto sui principali social network, cioè Facebook, YouTube, Instagram, LinkedIn e TikTok.

Brand e social network

Fino a qualche anno fa l’idea comune era che la comunicazione digitale fosse solo una moda passeggera, che sarebbe passata in fretta e non avrebbe toccato veramente brand e aziende.
Oggi invece non si può negare che i contenuti social rappresentano il mezzo con cui i brand comunicano la propria personalità, creando e fidelizzando la community attorno a dei valori. E solo dopo, di conseguenza, il proprio messaggio pubblicitario e di vendita.

Ma come possono fare i brand per “sfamare” i propri utenti e fare in modo che siano fidelizzati? Sempre di più infatti i consumatori vedono i propri brand preferiti non solo e non tanto come aziende che comunicano la propria offerta, ma come un “nucleo” attorno a cui si generano una community e un processo decisionale che tiene pienamente conto delle idee degli utenti. Prima delle transazioni, quindi, devono per forza venire le relazioni.

Per questo ormai i brand non possono più utilizzare la comunicazione digitale in modo tradizionale o approssimativo. Le persone vogliono contenuti di valore e soprattutto vogliono essere coinvolte come “parte del brand”. Quindi è necessario che i contenuti diffusi promuovano uno storytelling al di là del prodotto e che mirino anche all’informazione, all’educazione e all’intrattenimento.

Saranno in grado di colmare la “fame” di tutti?