Secondo il Report Ebiquity Marketing & Media Trends (scaricabile da qui) il 2020 sarà ricco di… digital. Sì, il magico mondo del web si riconferma il canale più forte, con una crescita stimata di 7 punti percentuali rispetto al 2019 (fortemente trainata da Google, Facebook e Amazon) e oltre il 30% di investimenti in più negli ultimi dieci anni. E non si parla solo di Social, anche se l’avvento di Tik Tok ha fatto e farà la sua parte nei cambi di paradigmi in termini di media plan, si parla anche e soprattutto di:

  1. Video -> avere contenuti dinamici sul proprio sito rende – citiamo testualmente l’audit – 50 volte più probabile generare risultati di ricerca affini rispetto al testo (se ve lo state chiedendo, la SEO su YouTube è tra i trend ritenuti più interessanti)
  2. Content -> secondo le ultime statistiche del Content Marketing Institute, il marketing dei contenuti costa alle aziende il 62% in meno rispetto al marketing degli annunci (ads – programmatic), generando 3 volte il numero di lead. Per non parlare dei benefici a lungo termine…
  3. Influencer -> non si tratta più soltanto di utilizzare celebrities per amplificare la notorietà di marca e il passaparola sui social, ma di individuare dei veri e propri brand ambassador con cui arrivare a costruire un vero e proprio funnel di vendita.

Ci sarebbe anche un 4° attore in questa crescita esponenziale del digital, che finora è stato un cameo ma da quest’anno diventerà protagonista: and the Oscar goes to… A.I.! Ebbene, il 2020 sarà anche l’anno dell’intelligenza artificiale. Chatbot, marketing automation, data analysis, tutta la tecnologia necessaria a conoscere meglio i nostri utenti e dare loro quello che vogliono.

E gli altri mezzi? Ah, giusto! La TV rimane costante, con una piccola contrazione degli investimenti probabilmente dovuta alla mancanza di grandi eventi sportivi (fortuna sono in arrivo Olimpiadi ed Europei) e alle limitazioni imposte dal Decreto Dignità su alcune categorie quali scommesse, lotteria e gaming. Calo che riguarda soprattutto il pubblico più giovane, che ha spostato la sua fruizione video su altri mezzi, quelli digitali.

Ma se i possessori di smart TV sono ancora un pubblico limitato, lo stesso è destinato ad aumentare in maniera esponenziale nei prossimi anni in previsione dello switch-off del digitale terrestre del 2022.

Grande anno, invece, per la radio – in aumento del 2% – grazie soprattutto all’utilizzo del programmatic: poter targetizzare gli spot non solo in base al profilo socio-demografico di ogni singolo utente (fortunatamente l’era della persona ha superato di gran lunga quella, più sterile, del target) ma soprattutto in base ai suoi interessi, alla sua posizione geografica e al device utilizzato ha reso il match più preciso, evitando inutili dispersioni. Parole d’ordine: personalizzazione del messaggio ed interazione!

Bene anche il cinema, +4,2% e la DOOH, + 1,2%: è soprattutto grazie alla Digital Out Of Home che il mercato delle affissioni ha trovato nuova linfa. Diversa, invece, la sorte della carta stampata, i cui investimenti sono speculari a quelli nel digital negli ultimi dieci anni, passati dal 31% nel 2008 al solo 11% del 2019.

E che fine fanno allora le PR costruite con tanta fatica con testate e giornalisti? Cambiano forma, semplicemente. Se fino a pochi anni fa il mondo delle relazioni pubbliche era un universo offline dove tutto veniva fatto faccia a faccia, via telefono e per mail, con l’avvento del digital tutto è diventato più veloce, fluido, in continuo mutamento. Il mondo della comunicazione si evolve a una velocità vorticosa e questo è valido più che mai nel settore delle pubbliche relazioni, che hanno subito un vero e proprio cambio di paradigma. Oggi i contatti potenziali non sono (solo) i giornalisti, ma tutta la rete che diventa sia influencer che opinion leader. Una sfida che può spaventare, vista la mole, ma è soprattutto un’opportunità: quella di passare dalle Public Relation alle People Relationship, arrivando a costruire relazioni durature con il proprio network.

Oggi non basta esserci, ma non basta nemmeno farsi notare: bisogna farlo bene. Anche le PR devono diventare uno strumento di inbound, avvicinandosi sempre più al marketing dell’inclusione, quello dell’ascolto che monitora i bisogni, gli interessi e il sentiment del suo pubblico per rispondervi attraverso determinanti narrative comuni. Non dico tutto a tutti, racconto qualcosa a chi quel qualcosa può interessare, perché lo sappiamo, ci piacciono le storie e se le apprezziamo, poi le raccontiamo a nostra volta generando un passaparola virtuoso.

Quindi, azienda, oltre a basare il tuo budget marketing sul data driven e sui nuovi trend, ricordati sempre di ascoltare: usa l’audit come primo passo per conoscere le tue buyer personas e solo allora costruisci contenuti che possano colpirle. Perché proprio come nei rapporti personali, ognuno di noi vuole ‘solo’ sentirsi importante.