Abrahm Harold Maslow è noto per aver ideato nel 1954 una gerarchia dei bisogni umani, la cosiddetta Piramide di Maslow.

Ma se attualizzassimo questa piramide con riferimento ai social?

  • Alla base della piramide, ovvero tra i bisogni fisiologici legati alla sopravvivenza, c’è il grande internet. Senza internet non c’è vita. Tutto ciò che è vita passa da internet, si, anche i nostri bisogni primari.
    Chi ha il coraggio di andare in bagno senza smartphone?
    Chi si azzarda a prenotare un ristorante senza aver controllato le recensioni internet?
    Chi non consulta una ricetta on line?

 

  • Al secondo posto c’è il bisogno di sicurezza. Internet ci rassicura.
    Chi non ha mai rischiato un infarto quando ha scoperto di aver finito i GB?
    E se qualcuno mi scrivesse su whatsapp?
    E se ora mi perdessi e avessi bisogno del navigatore?
    Si sopravvive, tranquilli!
    Il paradosso però sta nel fatto che tutti sappiamo che internet è pieno di quelle che vengono chiamate fake news (quante star sono morte solo virtualmente!) eppure ogni volta che abbiamo un leggero mal di testa o un puntino rosso sulla pelle subito cerchiamo su internet.

 

  • Al terzo posto della piramide troviamo l’appartenenza.
    Se siamo registrati sui social network ci sentiamo appartenenere ad un gruppo, se non lo siamo, siamo out.
    I social servono per accorciale le distanze ma sono anche argomento di conversazione quando le distanze non ci sono e se non hai i social, sei fuori dalla conversazione!
    I social vogliono farci sentire parte di un gruppo, vedi ad esempio i gruppi su facebook, i gruppi su whatsapp…
    Solo se siamo in un gruppo di persone come noi ci sentiamo “a casa”.

 

  • Quarto posto: stima. Diciamecelo, chi postando una foto non continua a controllare se i like crescono oppure no?
    Più ne arrivano, più ne siamo contenti perché aumenta la nostra autostima.
    E la quantità vale più della qualità: ho 90 like, ma chissenefrega da parte di chi sono! Sono 90!!

 

  • In cima alla piramide c’è l’autorealizzazione. Si potrebbe scrivere un libro intero su questo, ma vediamo i punti fondamentali.
    Un punto fondamentale dell’autorealizzazione è la creatività: grazie a cornici, oggetti interattivi e filtri possiamo trasformare un selfie in un quadro di Vah Gogh, possiamo perfino trasformare la foto fatta al mare di Cesenatico in una foto di una spiaggia caraibica, basta saper usare il giusto filtro!
    Creatività vuol dire anche personalizzazione e i social ci stanno dando sempre più possibilità di personalizzare tutto ciò che postiamo, da quando il profilo è diventato un diario a quando abbiamo potuto aggiungere le foto in evidenza, a quando gli stati possono essere postati su sfondi colorati, fino a quando ci è stata data la possibilità di condividere la nostra storia.

Beh diciamo che Zuckerberg ha capito esattamente quali sono i nostri bisogni!